Mafia: beni per 1,5 milioni euro confiscati nel palermitano
Palermo,
16 mar.- (Adnkronos) - Beni per 1,5 milioni
di euro sono stati confiscati tra la Sicilia e l'Umbria dagli
agenti del centro
operativo della Dia di Palermo. Il provvedimento è stato firmato dal
Tribunale
di Palermo e riguarda presunti prestanome e fiancheggiatori
riconducibili al
clan mafioso di Palermo-Resuttana, guidato dai boss Madonia e Di
Trapani. In
particolare, sono stati sottoposti a confisca immobili e attività
commerciali e
aziendali nell'ambito della ristorazione.
I beni sono stati confiscati dalla Direzione Investigativa Antimafia di Palermo, in esecuzione del provvedimento emesso dal Tribunale di Palermo a Salvatore Lo Cricchio, 65 anni, di Partinico (Palermo) a cui sono stati sottratti definitivamente dallo Stato beni immobili, quote societari e complessi aziendali in provincia di Palermo e di Terni.(segue)
C'è posta per Matteo
LARA SIRIGNANO
Prima regola: non lasciare traccia. Costretto dalla lunga latitanza, come il padrino di Corleone Bernardo Provenzano, a comunicare con i pizzini, il boss Matteo Messina Denaro aveva brevettato un metodo quasi infallibile. Improntato alla massima cautela in tutte le sue fasi: da quella della scrittura, a quella dello smistamento dei messaggi. Un “servizio postale” che il superboss, ricercato da 14 anni, riteneva a prova di indagini, svelato invece dalla polizia, che oggi ha decapitato la rete di fiancheggiatori del capomafia trapanese. (segue)
Mafia: perquisite in Lombardia persone 'vicine' a Messina Denaro
Milano, 15 mar. (Apcom) - Sono coinvolte anche le province di Milano e Varese nell'operazione antimafia "Golem 2", condotta dalla polizia contro la struttura operativa trapanese di Cosa Nostra, facente capo al boss latitante Matteo Messina Denaro. "Si tratta di perquisizioni - spiega un investigatore siciliano - condotte dopo aver evidenziato contatti molto stretti tra queste persone e i fiancheggiatori di Messina Denaro". (segue)
Mafia, terra bruciata intorno a Messina Denaro
Un'operazione finalizzata a smantellare la rete di favoreggiatori del superboss latitante Matteo Messina Denaro, indicato come il nuovo capo di Cosa Nostra, è in corso dalle prime ore di oggi in provincia di Trapani. Gli investigatori della Polizia di Stato appartenenti al Servizio Centrale Operativo ed alle Squadre Mobili di Trapani e Palermo, stanno eseguendo 19 fermi emessi dalla Procura Distrettuale Antimafia di Palermo. (segue)
Guarda il video della Polizia di Stato
Intervista a Vincenzo Nicolì, dirigente del Servizio Centrale Operativo
Il progetto
Una cassaforte di oltre 50 miliardi di euro. A tanto ammonta il Fas, fondo per le aree sottoutilizzate. Il Governo l'aveva creato con una legge ad hoc nel 2002 con lo scopo di destinare finanziamenti per le zone piu' in difficolta' del nostro Paese, l'85% va al sud il resto al centro nord. Con l'avvento della crisi pero', il governo ha cominciato a usare questa cassaforte come un bancomat e ha destinato fondi, oltre che per le ricostruzioni dopo il terremoto in Abruzzo, Marche e Molise, anche per tappare i buchi di bilancio delle amministrazioni di Roma, Catania e Palermo, pagare gli ammortizzatori sociali, l'emergenza rifiuti e la proroga della rottamazione dei frigoriferi, le multe delle quote latte, e soprattutto sono stati destinati per il G8 al centro delle cronache per l'inchiesta ''Grandi Appalti''. Anche il ponte sullo stretto, benche' il governo abbia detto che non costera' nulla allo Stato, sara' destinatario del Fas: un miliardo e trecento milioni sono stati appena destinati per le opere propedeutiche. Inoltre altri 4 miliardi finiranno in Sicilia nei prossimi anni. Per evitare che finiscano nelle mani della criminalita' organizzata la legge ha istituito il protocollo di legalita'. Nell'inchiesta si mostrera' cosa sono, come funzionano e le modalita' con cui vengono spesi i fondi arrivati fino ad ora in Sicilia.
Mafia e capitali sporchi: riciclaggio e autoriciclaggio
Basterebbe eliminare sette semplici parole, “fuori dei casi di concorso nel reato”, dagli articoli 648 bis e 648 ter del Codice penale, per offrire a magistrati e investigatori un altro formidabile strumento di lotta contro la criminalità organizzata. Così potrebbe entrare nel nostro sistema penale il delitto di “autoriciclaggio”, come reato autonomo. Ma è anche giunto il momento che nel nostro ordinamento trovi posto il “riciclaggio” tout court, reato che in Italia “non esiste”. Come e perché lo spiega il dottor Roberto Pennisi, della Direzione Nazionale Antimafia. Nelle riflessioni che seguono, tratte da un articolo pubblicato su Gnosis - la rivista italiana dei servizi di sicurezza - il magistrato delinea i problemi giuridici e di metodo nell’attività di contrasto delle finanze criminali e suggerisce alcune soluzioni possibili. (segue)
"A mafia e malandrineria"
RICCARDO VESCOVO
La storia del porto di Balestrate è un pò l'immagine di una Sicilia logorata dalle lotte di potere e dagli interessi mafiosi. Di un'isola dove ancora oggi talvolta domina la legge del più forte, dove i più potenti vogliono ottenere tutto “a mafia e malandrineria”. Ho raccolto i momenti salienti di questa vicenda in un libro (editore La Zisa), disponibile su internet (http://www.paesenotizie.it/il-libro-sul-porto-di-balestrate.html), su ebay e presto anche in alcune edicole locali. (segue)
Appello per il 9 maggio
GIOVANNI IMPASTATO
Anche quest’anno il 9 maggio a Cinisi rappresenterà una fondamentale occasione per scambiarci dati, informazioni, forze, passioni, per fermarci e riflettere, per raccogliere la nostra memoria e assumerci l’impegno di continuare la lotta per la giustizia sociale nel nostro paese e nel mondo.
Occorrerà concentrare le energie e continuare il cammino, partendo dalla memoria di chi come Peppino ha saputo lottare senza remore, senza compromessi, pensando solo al bene della collettività.
Valori e ideali, i nostri, che vengono giornalmente calpestati: è stato pericolosamente abbattuto un limite per la conservazione della democrazia, che è quello della legalizzazione dell’illegalità, della legittimazione legislativa dei peggiori crimini sociali (sfruttamento, ladrocinio, riciclaggio illecito dei rifiuti tossici, devastazione ambientale) per difendere i privilegi della classe dominante. (segue)
"Un minchione in meno"
ROBERTO PUGLISI
L’Ars, il luogo delle istituzioni? L’Ars, il tempio della democrazia? L’Ars, il parlamento dei siciliani? Ma quando mai. Secondo il deputato Totò Cintola – ripreso dall’Ansa nella sua performance robusta – essa è degradata al livello del più infimo ricettacolo di scuola di periferia. “In questa aula ci sono bulli e furbetti di quartiere. Siccome non ci sto al gioco del numero legale e non posso continuare a votare in difformità col mio gruppo parlamentare al cospetto di una maggioranza asfittica, me ne vado”. Lo ha detto intervenendo a sala d’Ercole dove è in corso l’esame del ddl sui rifiuti, appunto il deputato dell’Udc, Salvatore Cintola, detto Totò, che ha lasciato l’Ars contestando ai deputati presenti “la vergogna di fare ostruzionismo e di non occuparsi dei problemi della Sicilia”. Lo abbiamo intervistato in tempo reale. Cintola risponde al telefono. La voce è impetuosa, il respiro affannoso. Si sente che è arrabbiatissimo. (segue)
Perle
L'Ars ha approvato la legge sui maestri di sci. La legge che disciplina l'ordinamento della professione di maestro di sci in Sicilia è stata approvata all'unanimità dall'Assemblea regionale, presieduta dal vicepresidente Santi Formica, nella seduta pomeridiana di mercoledì 10 marzo 2010. (Newsletter dell'Assemblea Regionale Siciliana).




